Nel campo dell’email marketing (ma anche dell’advertising online più in generale), sarà capitato di imbattervi in terminologie tecniche e sigle non sempre di facilissima comprensione.

Per definizione il Performance Marketing è una strategia che permette di remunerare ogni campagna in base ai risultati ottenuti, ovvero alle performance stesse, attraverso un accordo tra l’azienda che acquista la campagna stessa e l’azienda che l’ha commissionata.

E’ però importante, quando si vuole acquistare un servizio pubblicitario conoscere il significato di questi termini in modo da capirne al meglio il funzionamento ed avere le idee più chiare sui criteri di pianificazione e remunerazione, in modo da allocare il budget in maniera corretta e massimare il ROI.

Quelle che affrontiamo in questo articolo oggi sono per lo più sigle, cercando di capire le differenze tra CPM, CPC, CPL, CPA e CPS.

Partiamo dal dire che ogni termine porta con sè un diverso sistema di misurazione dei risultati e quindi di remunerazione e di costo per chi acquista il servizio.

CPM: ovvero Costo per Mille Impressions o Cost per Thousand (CPT) (o più volgarmente Cost per Mille) ed è il costo da pagare per mille visualizzazioni (impressions) della campagna. Viene utilizzato maggiormente per la display advertising e per l’email marketing.

CPC: letteralmente Cost per Click e viene utilizzato per le campagne PPC – Pay per Click. Rappresenta l’elemento principale per le campagne di Performance Marketing in quanto consente di pagare per ogni click ricevuto dalla campagna che abbiamo pianificato. Il suo valore dipende dal target degli utenti che vogliamo raggiungere e si predilige per campagne di traffico verso una fonte esterna (sito web, landing page, etc.). Il CPC è solitamente definito prima, in caso è possibile calcolarlo dividendo i costi della campagna per il numero di click generati dalla campagna stessa.

CPL: parliamo di Cost per Lead, ovvero il costo da pagare per il completamento di un’azione da parte dell’utente, come un’iscrizione alla newsletter o la compilazione di un form commerciale di raccolta dati. Viene utilizzato nelle campagne di Lead Generation ed il suo costo, mediamente più alto rispetto al CPC, varia a seconda della profondità di informazioni richieste a chi andrà a compiere l’azione richiesta, oltre ovviamente alla tipologia di target da raggiungere.

CPA: si intende Cost per Action (o Cost per Acquisition). Viene utilizzato nelle campagne di acquisizione e nell’affiliate marketing per definire un costo massimo di acquisizione dell’utente (per esempio su Google Ads), utile per definire un tetto massimo di spesa e rappresenta il costo medio definito per il completamento di un’azione richiesta. Per calcolare il CPA bisogna dividere il costo della campagna pubblicitaria per il numero di azioni completate grazie alla campagna stessa.

CPS: è il Cost per Sale, conosciuto anche come Costo per Vendita, ed è una metrica utilizzata dai chi vende campagne pubblicitarie per determinare l’importo pagato per ogni vendita generata da una specifica pubblicità.

Terminologie utilizzate con meno frequenza sono: CPV (Cost per View, utilizzato soprattutto per i video), CPO (Cost per Order, che trova spazio nell’e-commerce), CPD (Cost per Download, che si basa sul pagamento in base al numero di download) e CPE (Cost per Engagement, dove gli inserzionisti pagano solo quando gli utenti interagiscono attivamente con gli annunci).

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